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  robertocifarelli Le Radici nel Futuro
 
Aree protette
 


Sono nato e vivo a Matera, classe (classe?) 1963, sono sposato, ho due figli.


30 gennaio 2010

DAL MOSAICO AL SISTEMA

 “L’ambiente e lo sviluppo sono due concetti che vanno tenuti insieme al fine di valorizzare ulteriormente i territori e di considerare le aree protette non come un limite, ma come un’opportunità”. Lo ha detto (ieri) l’assessore regionale all’Ambiente, Vincenzo Santochirico, nel corso dell’incontro sul tema “Aree naturali protette: da mosaico a sistema” svoltosi nella sala conferenze del museo provinciale di Potenza.

Nel corso dell’incontro è stato presentato il progetto di riforma della legge regionale sui parchi (L.r. 28/1994) costruito dopo circa un anno di lavoro e di consultazione con tutti i soggetti coinvolti.
“Abbiamo inteso arrivare a una proposta di riforma della legge per fare un passo in avanti nelle azioni di tutela della biodiversità e per mettere a disposizione dei parchi e delle aree protette un sistema moderno, capace di valorizzare le risorse che abbiamo anche in termini economici. La proposta, infatti, pone un accento più forte alla tutela, alla promozione e alla valorizzazione dei territori e, aspetto non meno importante, inserisce in un quadro normativo più preciso i parchi nazionali, le riserve naturali statali, i parchi naturali interregionali, regionali, le riserve naturali regionali, le zone umide, i Sic e le Zps”.

All’incontro hanno partecipato, fra gli altri, Viviana Cappiello, dirigente generale dipartimento Ambiente della Regione, Antonio D’Ottavio, dirigente Ufficio tutela della Natura, Rocco Rivelli, coordinatore Federparchi regionale, Piero Lacorazza, Coordinamento Upi, Marco De Biasi, presidente di Legambiente, Domenico Pappaterra, Federparchi nazionale, Salvatore Margiotta, Commissione nazionale ambiente della Camera e Roberto Cifarelli, presidente dell’Ente Parco della Murgia materana.

Altra novità importante è la nozione di rete ecologica di Basilicata quale strumento tecnico di riferimento propedeutico agli adempimenti previsti in materia di valutazione ambientale e di pianificazione territoriale.

Fra le principali novità del progetto di riforma anche il ruolo ed i compiti delle singole comunità in una regione piccola e dai piccoli numeri.

“Anche in questo contesto – ha aggiunto Santochirico - così come la Regione Basilicata sta già facendo attraverso i Piot e i Pois, occorre rilanciare il tema dell’autogoverno dei territori perchè non è immaginabile sottrarre competenze agli enti locali”.

E così viene meglio specificato il ruolo delle province, a cui spetta il compito della gestione amministrativa delle riserve naturali, dei comuni, a cui spetta la gestione operativa, al fine di permettere una maggiore partecipazione e condivisione di tutti i soggetti in campo.
Con il progetto di riforma, inoltre, viene istituita l’Agenzia tecnica delle aree naturali protette al fine di creare uno strumento di supporto tecnico-scientifico operativo della Regione e del sistema delle aree naturali protette al quale, in particolare, sono affidati l’innovazione, il potenziamento, la valorizzazione sostenibile dei territori e delle comunità inclusi nel sistema regionale delle aree protette.

“Il governo regionale – ha continuato Santochirico - ha fatto una scelta chiara e netta che all’occhio di un estraneo potrebbe sembrare azzardata se si considerano le modeste dimensioni geografiche e demografiche della Basilicata. Aver messo sotto protezione il 26-27 per cento del territorio, quasi un terzo dell’intera regione, è un segnale forte che assegna a tutti una grande responsabilità. Eppure dobbiamo fare ancora di più coniugando e valorizzando il tema dell’ambiente con il tema dello sviluppo per evitare che lo sforzo intrapreso possa essere vanificato da analisi superficiali e asettiche. Dobbiamo, insomma, essere in grado di mettere a valore la ricchezza che abbiamo anche attraverso la costruzione di un sistema che sappia organizzare una rete fra le diverse aree protette evitando la frammentazione. Nel sistema generale dell’economia dell’ambiente – ha concluso Santochirico - il sistema parchi deve contare più e per questo dobbiamo costruire gli strumenti più idonei considerato che troppi soggetti intervengono spesso sulle stesse materie. A tal scopo sarebbe utile istituzionalizzare la conferenza regionale sul sistema delle aree protette promuovendo una più efficace relazione con i parchi nazionali”.




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19 gennaio 2010

SAN GIULIANO/3

 Anche il Wwf, conferma “la propria contrarietà” alle modifiche al regolamento di gestione dell’area adottate dalla Provincia di Matera che permettono di praticare in maniera più ampia la pesca sportiva (consentendo quella notturna con tende e bivacchi), già comunque largamente praticata, ed alcune attività nautiche all’interno del sito Natura 2000 nella Riserva del Lago di San Giuliano.

A parere dell’associazione ambientalista “l’attività di vela ed in particolare la realizzazione di una scuola di vela con tutte le strutture accessorie necessarie, rischiano infatti di pregiudicare quei valori di naturalità che l’istituzione della riserva vuole preservare, come anche il recente parere dell’Ispra ha confermato a danno degli obiettivi prioritari di conservazione della biodiversità per i quali il sito è stato istituito.

Tutto ciò sarebbe inoltre ancora più aggravato da un’assenza di reale gestione dell’area”.
Il Wwf quindi chiede agli enti interessati, e in particolare alla Provincia di Matera, “di porre in atto tutte le misure necessarie al fine di garantire l’ottimale gestione della riserva nel perseguimento dei fini di tutela e conservazione dell’area”.




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8 gennaio 2010

SAN GIULIANO/2

 La denuncia delle associazioni ambientaliste riguardo alle modifiche regolamentari di utilizzo del Sito Natura 2000 di San Giuliano ha trovato immediato riscontro nella risposta dell'Ispra che, indirizzando la nota anche a tutti i destinatari già indicati dalle associazioni, in buona sostanza condivide le preoccupazioni del mondo ambientalista.

"Oggetto: Fruibilità del SIC/ZPS Lago di San Giuliano (Matera) per attività sportive, ludiche e turistiche.

Con riferimento alla nota trasmessa in data 04 gennaio 2010 ed avendo esaminato la documentazione allegata, inerente la possibile fruizione dell'area in oggetto prevista da apposita delibera provinciale, si conferma la validità tecnica di gran parte delle considerazioni formulate nella lettera del 29 dicembre 2009 da diverse Associazioni ambientaliste ed indirizzata anche alle amministrazioni in indirizzo.

Si sottolinea l'inopportunità di destinare questo particolare sito lucano - in considerazione del valore attestato dalle sue molteplici designazioni - a forme d'uso diverse da quelle rispettose dell'esigenza primaria di conservazione dell'ambiente nelle sue varie componenti, e tra queste in particolare all'avifauna.

Questo Istituto rimane disponibile a fornire una più approfondita valutazione di merito basata sull'impatto delle diverse attività antropiche prevsite, qualora la stessa fosse ritenuta utile e richiesta dalle Amministrazioni alle quali la presente è inviata per conoscenza."




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30 dicembre 2009

SAN GIULIANO

   Con una lettera inviata al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, all'ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, al Presidente del Consiglio e della Giunta Regionale di Basilicata ed al Presidente della Provincia di Matera, alcune associazioni materane hanno chiesto di rivedere il regolamento di gestione del lago San Giuliano per impedire alcune attività che ne comprometterebbero l'equilibrio ambientale.

Oggetto
: RN Lago di San Giuliano, SIC/ZPS IT9220144 - delibera del consiglio provinciale n.39 del 31/3/2009 relativa alla fruibilità “eco-compatibile” all’interno del sito della Rete Natura 2000.

La Provincia di Matera, alla quale compete la gestione della Riserva Naturale Regionale Orientata di S. Giuliano, area riconosciuta come sito Ramsar,
dichiarata dalla stessa Regione Basilicata Oasi di Protezione della Fauna già dal 1976 per la sua importanza ornitologica, Sito di Importanza Comunitaria (SIC IT9220144) e Zona di Protezione Speciale (ZPS IT9220144), ha modificato, con delibera del Consiglio Provinciale n. 39 del 31 Marzo 2009, il regolamento di cui all’art. 5 della Legge Regionale istitutiva n. 39 del 10 Aprile 2000.

Le
modifiche al regolamento adottate permettono di praticare in maniera più ampia la pesca sportiva ( consentendo quella notturna con tende e bivacchi), già comunque largamente praticata ed alcune attività nautiche all’interno del sito Natura 2000 a danno degli obiettivi prioritari di conservazione della biodiversità per i quali il sito è stato istituito.

La gestione della Riserva di S. Giuliano è regolamentata dalla Legge Regionale istitutiva n. 39 del 10 Aprile 2000 che prescrive norme rigorose per la salvaguardia del territorio, utili in tutti i suoi aspetti. La Provincia, nell’ambito della normativa di tale legge, adotta il regolamento.

Nel caso di specie non può essere intesa come espressione di volontà del massimo organo regionale la “fruibilità eco-compatibile degli invasi lucani” di cui all’art. 39 della L.R. 20 del 6 Agosto 2008 in quanto esso configura genericamente solo gli invasi “naturali ed artificiali” e comunque “nelle more della emanazione” di apposita normativa “e nel rispetto delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti”! Da ciò si deduce che solo per gli invasi aventi regimi normativi, peculiarità e quindi storie ben diverse, per es. il Lago di Monte Cotugno, quello del Pertusillo o altri ancora, è prevista la fruibilità ecocompatibile per attività ludico-sportive, turistico-ambientali e culturali, come di fatto sta avvenendo. In questi ultimi casi non si è in presenza di caratteristiche naturalistiche e faunistiche riconosciute a livello nazionale ed internazionale come ad esempio lo status di Riserva Regionale e il decreto Ramsar.

La Regione Basilicata, inoltre, dando attuazione al progetto “Rete Natura 2000 dell’Unione Europea, nei mesi scorsi ha deciso di monitorare scientificamente una cinquantina di siti di interesse naturalistico (fra questi anche il SIC/ZPS Lago di San Giuliano), 26 dei quali esterni ai Parchi e alle aree protette, utilizzando 2 milioni e seicentomila euro rivenienti dai POR 2000/2006. La fase successiva del programma prevede poi l’individuazione delle misure di tutela e conservazione. L’obbiettivo, come dichiarato, è quello di preservare le aree regionali di maggior ricchezza ambientale e con maggiore valore in termini di biodiversità ed è anche quello di offrire una serie di opportunità lavorative dirette ed indirette.

Il Consiglio Provinciale di Matera adottando, nella seduta del 31 marzo scorso,
alcune modifiche al Regolamento della Riserva di San Giuliano vorrebbe rendere il SIC/ZPS maggiormente “fruibile” dal punto di vista ludico-sportivo ma tale fruibilità provocherebbe un impatto negativo fortissimo sulla fauna stanziale, svernante e migratrice per la quale il sito è stato istituito.

Per altro, la maggiore fruibilità da parte di natanti di vario tipo (pur non a motore) creerebbe diversi problemi in termini di norme di sicurezza (più accentuati soprattutto in riferimento a ipotizzate scuole di vela e canoa), non essendo attrezzata l’area con adeguate strutture di soccorso. Occorrerebbe, infatti, strutturare adeguatamente il soccorso a terra anche solo con mezzi mobili (es. autoambulanza). Il soccorso in acqua non può prescindere da gommoni a motore, indispensabili alla sicurezza, in uno specchio d’acqua caratterizzato da fondale particolarmente fangoso e potenzialmente torbido; i soccorsi in questo caso devono essere rapidissimi così da impedire che la situazione precipiti con l’intorbidamento ulteriore delle acque. Si prefigurerebbero inoltre anche altre opere di supporto, indispensabili ma incompatibili perché incidenti anch’esse sulle aree trofiche e sensibili del SIC/ZPS, come pontili, ecc. fino a far emergere il rischio ulteriore (e sospetto) di successive strutture inconciliabili con gli equilibri ecologici: bar, ristoro, servizi igienici, ecc, chiaramente proibite dalle norme di tutela e con il pericolo di creare precedenti pericolosi che metterebbero a rischio il sistema di gestione naturalistica dei SIC/ZPS.

Si deve infine osservare che le attività introdotte dalla Provincia, attraverso la modifica del regolamento della Riserva, non sono state sottoposte alla obbligatoria Valutazione di Incidenza di cui alle direttive comunitarie di riferimento, recepite con DPR 357/97 e s.m.i., configurandosi cosi un ulteriore profilo di illegittimità e conseguenti elusioni di responsabilità nei confronti della UE.

Da tutto quanto detto si evince come il valore dell’ambiente naturale venga purtroppo ancora una volta considerato solo impropriamente, tanto da arrivare ad utilizzare fondi europei per il monitoraggio della Riserva, compromettendone poi irreversibilmente il suo stato di conservazione, disattendendo completamente a quanto richiesto dalla Direttiva Habitat (92/43/CEE).

Si ricorda che la Riserva di San Giuliano, in quanto ZPS e SIC, ha consentito alla Provincia di Matera di ricevere finanziamenti dalla Comunità Europea per un Progetto LIFE appena concluso (LIFE05 NAT/IT/000009) ed è tuttora coinvolta,
per altre aree protette, in altri due LIFE (LIFE08 NAT/IT/000372 e LIFE07NAT/IT/000519, segno del proprio interesse per la conservazione e tutela della fauna e degli habitat che entrerebbe in palese contraddizione con l’iniziativa di che trattasi.

Pertanto, le scriventi Associazioni richiedono con forza l’annullamento in regime di autotutela della delibera in oggetto allo scopo di tutelare la
Riserva Naturale Regionale di S. Giuliano e il SIC e ZPS “Lago S. Giuliano e Timmari” IT9220144 in ottemperanza alla Direttiva Comunitaria 92/43/CEE e relative norme nazionali di recepimento.

In aggiunta, le scriventi Associazioni ritengono che la delibera debba ritenersi
nulla, perché in palese contrasto con la Legge Regionale che istituisce la Riserva Naturale. Per considerare formalmente corretta e legittima tale delibera occorre infatti che prima il Consiglio Regionale modifichi la Legge istitutiva (modificando il regime di tutela già previsto) e solo dopo il Consiglio Provinciale potrà discutere e proporre modifiche del regolamento.

F I R M A T O
LIPU Nazionale
ALTURA (Ass. per la Tutela dei Rapaci e del loro Ambiente)
ASOIM (Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale )
Associazione Trekking Falco Naumanni- Matera
FAI (Fondo Ambiente Italiano) Matera
Legambiente- Matera
Movimento Azzurro Murge
Pio Abiusi -Matera

Matera, 29 Dicembre 2009




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24 dicembre 2009

I CINGHIALI E LA FINANZIARIA REGIONALE

 Durante il lunghissimo dibattito sugli emendamenti presentati dai consiglieri regionali alla proposta di legge per il 2010 (una modalità operativa esecrabile), riporto la parte di dibattito che riguarda un emendamento presentato dal consigliere Loguercio, già presidente del parco di Gallipoli Cognato, finalizzato ad assegnare ai parchi regionali un contributo straordinario per far fronte agli indennizzi richiesti dagli agricoltori per danni alle colture da cinghiali.

Lo segnalo per sottolineare come il problema dei cinghiali sul territorio regionale (non solo nei parchi) sia un fatto serio.  

PRESIDENTE (SALVATORE)
Procediamo. E’ accantonato.
Ancora Loguercio, scheda n. 66, articolo 19 decies.

LOGUERCIO

Grazie, Presidente.
Questo emendamento riguarda una tematica diversa da quella trattata fino ad ora.
Incrocia la considerazioni fatte ieri dal collega Pagliuca.
Pagliuca in un intervento evidenziò un tema di grande attualità, con grande veridicità che riguarda risorse insufficienti che hanno i parchi.
I parchi regionali, io ho fatto il presidente regionale del parco di Gallipoli Coniato e le risorse di quando mi sono insediato, sono le risorse attuali, con un distinguo che allora il parco non aveva nessuna persona, quindi aveva spese fisse di un certo tipo, oggi, le risorse sono solo ed unicamente bastevoli per le spese fisse di gestione, quindi non vi sono possibilità di progetti di tutela, progetti di valorizzazione dei parchi.

Diventa difficile far condividere nelle comunità che reggono i parchi, purtroppo, ancora oggi come elementi di vincolo e non come opportunità.
Una delle cause che induce ancora resistenza alla condivisione della filosofia dei parchi è quella che è dovuta purtroppo, una delle cause maggiori i danni che avvengono da cinghiali nell’agricoltura.
Fino ad ora i parchi hanno fatto e continuano a fare, interventi tampone, cioè qualche parco, io so per esempio parchi regionali si sono dotati di progetto di gestione e quindi hanno immaginato, ricordo c’era il presidente mOllica, discutemmo anche del regolamento di indennizzo, ma parliamo di indennizzo, non parliamo invece di una sedimentazione della cultura della prevenzione, perché è difficile far condividere questa cultura se non vi sono le risorse.

Allora, io chiedo per i parchi regionali, i due parchi regionali (Matera e Gallipoli Coniato) un contributo di 100 mila euro, quindi basta tra tutti i capitoli che ci sono nella finanziaria a togliere mille euro a capitolo, perché non si possa utilizzare questa risorsa per indennizzo, ma si possano concepire progetti di prevenzione per i danni.

Io quando facevo il Presidente del parco ho girato molti parchi del centro-nord ed ho notato che, per esempio, alcuni recinti elettrici a basso voltaggio che costano 500-600 euro, riescono a prevenire questo danno e riescono… fra l’altro finanziando questi progetti l’agricoltore non ha più nulla a pretendere, perché se così non facessimo, se non si mettessero in campo progetti di prevenzione, ovviamente, i danni si moltiplicano in modo superesponenziale e la condivisione, ovviamente, tarda a venire.

Per cui, io chiedo al Vice Presidente, che fra l’altro è anche impegnato tematicamente, funzionalmente su questo ambito dei parchi, di mostrare ancora una volta una sua sensibilità perché in altri ambiti, senza sollecitazioni, è intervenuto, e bene ha fatto, risolvendo e soprattutto dando un contributo alla creazione di una cultura ambientalista e di condivisione.

PRESIDENTE (SALVATORE)

Prego.


SANTOCHIRICO
Su questo tema dichiaro sicuramente un assenso, una condivisione rispetto all’impostazione, che è quella di prevenire, di trovare sistemi che ci consentano di risolvere alla radice i problemi anziché intervenire ex post e quindi semplicemente limitarci all’indennizzo, cosa che pure abbiamo fatto.

Ci sono due ordini di difficoltà che io vedo in questo momento. Uno è, per quanto risorto empiricamente dal consigliere Loguercio, che dice di togliere mille euro ad ogni capitolo per trovare i soldi, c’è un problema di copertura finanziaria che dovremmo verificare. E dall’altro c’è anche un problema relativamente all’ammontare, nel senso che l’esposizione mi è chiara, non mi è chiaro esattamente la determinazione della somma, cioè se istituiamo questo capitolo per testimoniare un’attenzione, per aprire un processo in questo senso oppure se abbiamo una idea, una stima adeguata rispetto alle esigenze di questo tipo… io poi ricorderò, non vedo la formulazione esatta, non va limitata solo ai parchi, ma anche alle oasi, perché ci sono anche realtà di altro tipo, alle aree protette in generale, quindi si estende anche un poco, anche se non di moltissimo la dimensione, perché hanno lo stesso tipo di esigenza, potremmo citare anche altre realtà territoriali, oltre quelle che i due parchi ricomprendono, quindi si tratta di capire se questa stima che viene fatta è una stima oppure se potremmo anche fare una operazione diversa, che è quella di finanziare uno studio… a meno che non ci siano già, questo Loguercio lo conosce meglio di me… di finanziare il progetto di questo sistema qui, in modo tale da finanziarlo poi sulla base di una determinazione… anziché mettere centomila euro, voglio dire… dico, c’è un problema di copertura finanziaria, il suggerimento che viene da Folino può essere interessante, perché sposta un attimino l’asse, però ovviamente coglie una esigenza reale visto che noi sostanzialmente qui lo facciamo non tanto per una ragione di protezione ambientale quanto per una ragione di protezione delle coltivazioni, dei fondi rustici, non per la protezione dell’ambiente, anzi ci proteggiamo dai cinghiali che sono l’oggetto della tutela…

Quindi c’è questa cosa da decidere per capire, quindi c’è un problema di posta finanziaria, da capire se c’è una copertura, in secondo luogo di capire esattamente la quantificazione che viene fatta, se obbedisce ad una stima, se corrisponde ad una stima precisa oppure se è la previsione, perché ovviamente questo, capite bene che non è indifferente rispetto anche al quantum che bisognerebbe eventualmente mettere, e terzo, c’è questa ipotesi che potremmo anche vagliare insieme al dipartimento dell’Agricoltura per capire se si può rispondere in qualche modo, vista la somma, diciamo, se rapportata al PSR non è eccessiva, se rapportata al bilancio diventa una somma comunque significativa.

PRESIDENTE (SALVATORE)

Collega Pagliuca.

PAGLIUCA

Presidente, non sapevo ieri, quando ho fatto la mia esposizione che ci stava anche tra gli emendamenti questo del collega Lo guercio, che incrocia esattamente la problematica che ho inteso rilevare ieri al presidente De Filippo, il quale mi ha risposto amabilmente dicendomi che non c’era nessuna necessità perché comunque i fondi erano bastevoli e perché i parchi mettono in essere progetti specifici per fare queste operazioni.

Presidente, i 400.000 euro dati al Parco di Gallipoli Cognato, al pari di quello delle chiese rupestri, che prima erano, voglio correggere il collega Loguercio, 345.000 euro, poi sono aumentati, l’anno scorso, in realtà sono l’intero bilancio che loro hanno, poi salvo che non mettono in campo progetti, quindi che erano quelli a cui si riferiva.

Il problema, noi abbiamo ascoltato in audizione più volte, i Presidenti si sono susseguiti nei vari Parchi e io ricordo da un po’ di anni a questa parte che ogni volta hanno presentato relazioni, hanno dato numeri, hanno dato l’andamento anche di questi progetti, i limiti di questi progetti, dove non potevano arrivare e si è sempre chiusa, qualsiasi relazione, alcune volte anche accompagnata e supportata da parere del Collegio Sindacale, con una richiesta fatta al governo regionale di vedere incrementata la cifra a loro disposizione proprio per poter andare a mettere in essere una serie di attività, non ultima anche quella del fondo per poter pagare i danni, per poter risarcire i danni, perché anche lì i sistemi sono un po’ lenti, ma di fatto loro non riescono a risarcire il danno, perché non hanno le somme a disposizione per poterlo fare.

Quindi c’è un problema oggettivo di questo tipo. Ora, ripeto, in quella scheda, credo la scheda di finanziamento degli enti, della finanziaria, capisco che forse magari questo tema non poteva essere affrontato per la sua specificità, l’emendamento del collega Loguercio, che io vorrei sottoscrivere proprio perché raccoglie una sensibilità che abbiamo potuto rilevare già in questi anni passati all’interno delle Commissioni, è un emendamento che pone il problema in maniera ancora più specifico.

E siccome qui è prevista anche una forma di copertura finanziaria, Presidente, per quanto possa essere empirica, ma in realtà è un metodo per poter intervenire, perché poi comunque mi sembra anche un metodo corretto per intervenire, cioè evitando che l’ostacolo possa essere quello della ricerca dei fondi, quindi bisogna decidere di affrontare il problema.

Quindi il Consiglio Regionale, che è sovrano, io credo che votando l’emendamento Loguercio in questo momento, nella forma in cui è stato proposto, dà sostanzialmente un indirizzo… inammissibile non è, perché la copertura finanziaria, a meno che non ce lo dica il CTVF che non ci sta in questa formula, se c’è una richiesta… voglio dire, Presidente, il tema è politico, c’è un atto di volontà… è un atto di volontà, il Consiglio Regionale, come ha fatto anche in emendamenti che sono stati approvati poc’anzi può ben supportare questo… facendo comprendere anche alla Giunta Regionale, al governo, che c’è la volontà di andare in questa direzione, il mio intervento va esattamente a supporto di quello che ha fatto il collega Loguercio per fargli comprendere che non è solo in questa Aula, ma che ci stanno anche le nostre sensibilità.

Se altri facessero la stessa cosa, probabilmente ci troveremmo oggi ad avere un indirizzo chiaro della Giunta Regionale che deve in qualche maniera recuperare questa risorsa o una risorsa che serva ad aprire un capitolo e poter poi affrontare in maniera anche diversa la questione.

PRESIDENTE (DE FRANCHI)

Consigliere Folino, prego.

FOLINO
Sensibilità per sensibilità, al quadrato, la questione dei parchi e di come la istituzione, l’azione, la gestione di questi parchi determina una reazione da parte dei coltivatori ed anche dei cittadini, a mio giudizio è una cosa che va un po’ al di là, 200-300 mila euro in più, perché è sicuramente vero che ogni ente, ogni amministrazione cerca risorse finanziarie per fare di più.

E’ anche vero che siamo in una stagione di tagli feroci agli enti locali.

La questione se la si affronta dal punto di vista più di tutela degli agricoltori, io ribadisco a microfono aperto e non spento, il suggerimento e cioè il Dipartimento Agricoltura faccia una misura con la quale assicura un contributo a tutti gli agricoltori che stanno nelle aree protette, nelle diverse aree a diverso titolo protette per potersi cautelare attraverso questi recinti che il collega Loguercio citava anche memore della sua esperienza di presidente del parco.

Se, invece, il tema così com’è stato posto, anche ripreso dal collega Pagliuca è un poco più ampio, certamente vero è che le risorse non sono sufficienti, certamente vero è che si potrebbero presentare molti progetti nell’ambito dei fondi comunitari e non solo quelli di diversa pertinenza regionale, ma soprattutto certamente vero è che i parchi dovrebbero mettere in campo una tutela attiva del territorio e svolgere un insieme di funzione di servizio.

Allora se alla vigilia di Natale dobbiamo essere un poco onesti, in particolare con i cittadini che stanno nei comuni del parco di Gallipoli Coniato, io dovrei proporre un emendamento di soppressione del parco di Gallipoli Coniato, perché i cittadini di quell’area, da venticinque anni, cioè dall’emanazione del primo … che impose vincoli rigorosi sulla trasformabilità del territorio, anche per il piccolo coltivatore, il piccolo allevatore, sono fermi a quelle norme, che da questo parco non hanno avuto nessun beneficio, ovviamente parlo in maniera autocritica, perché trattasi di un parco istituito in una certa epoca politica e con il consenso anche delle popolazioni e dalla mia parte politica.

Verrebbe da chiedersi: “Ma c’è un piano per il parco? C’è un qualcosa che ha superato quei vincoli?”.

Allora, il tema vero, che è il tema sul quale la Lega Nord finirà per avere ragione, purtroppo finirà di avere ragione è la qualità di tutti i governi, compreso quello degli enti subregionali e dei parchi.

Ovviamente, non intendo, mica con ciò, sia chiaro, criticare o censurare le persone che stanno nel Consiglio esecutivo, il Presidente del Parco, perché tutto sommato cercano fino in fondo di fare qualcosa, è il sistema complessivo di governo che non risponde e non è che può rispondere, perché qui vogliamo aggiungere 100 mila euro.

Se poi, addirittura, ci spostiamo dai parchi regionali ai parchi nazionali, la cosa diventa drammatica.

La … parco della Val d’Agri nel quale non si capisce chi, dove e quando si propone di decidere dove si fa la sede, al Parco del Pollino, che diventa uno ostruttore dei processi di sviluppo.

Basterebbe citare la vicenda dell’area artigianale di Francavilla.

Ha ragione il presidente Fierro. Un unico parco sarebbe più funzionale, meglio se interregionale.

Approfitto dell’occasione per dire che forse una riflessione più profonda va fatta, in maniera tale da poter corrispondere, se c’è la certezza di corrispondere ai bisogni dei cittadini, si può anche ragionare su un investimento maggiore, se invece, siamo nel campo solito, delle questue, allora la cosa non funziona.

Loguercio, ricorda perfettamente che anche tra me e lui nel passato c’è stata qualche dialettica, proprio in ordine a questi problemi a queste cose, quindi come dire, accetterei e rilancerei, al di fuori dell’emendamento di riprendere questa questione, di ripensare un po’ complessivamente la materia dei parchi, delle aree protette in Basilicata.

PRESIDENTE (DE FRANCHI)

Grazie. Consigliere Loguercio, prego.

LOGUERCIO
Io credo che sia inopportuno parlare dei parchi, ma fa bene il collega Folino a richiamare l’attenzione di tutto il Consiglio, del governo regionale e mi auguro anche del prossimo governo che dedichi maggiore attenzione ad un tema che va sicuramente monitorato, va valutato, va data anche un ulteriore rilancio.

Non mi soffermerò su tutte le questioni che lui ha evidenziato e che buona parte le sottoscrivo.

Vorrei riallacciarmi all’oggetto dell’emendamento, considerando le valutazioni di Folino.

Credo che prevedere bandi per l’agricoltura, sia una cosa ottima, ma caro collega Folino, così come vale per altre questioni, vale per questo, se non vi è un terreno fertile, se non si avvia un processo culturale i bandi non vengono utilizzati.

Sono dispiaciuto se qualcuno pensasse che sia una fatto di campanile o di contingenza legato alla finanziaria, tant’è che quando il Vice Presidente pone il tema anche delle oasi, io ritengo che sia opportuno considerare anche le oasi, perché anche lì va costruito un processo culturale diverso.

Cosa intendo io?

Io ritengo, in virtù di quello che diceva Folino e di quello che diceva il vice presidente, che questo emendamento possa essere modificato, perché nell’impianto struttura una spesa per un oggetto specifico.

Io credo che di possa valutare la possibilità di assegnare un fondo di 100 mila euro ai parchi regionali e alle oasi protette, perché finalizzato in modo specifico per la messa in essere di iniziative e di attività, non di studi, caro vicepresidente, perché questa è una regione che è piena di studi, troppi studenti e pochi operatori, molti studiosi ci sono in questa Regione, dove producono molto poco per gli altri, quindi mettere in campo delle iniziative progettuali, io lo ribadisco, quando ero Presidente del Parco ho visivamente verificato la funzionalità e progetti che funzionano in altre realtà.

Funziona ovunque. Solo in Basilicata non è possibile farlo, perché anche questo dell’indennizzo è un meccanismo che risponde ad una cultura, ad una logica, allora noi dobbiamo recidere queste connivenze, che esistono tra chi governa e chi attende dai governanti una provvidenza, quindi responsabilizzare. Se un parco ha 30 mila euro per un progetto di prevenzione ai danni, fa un bando e non partecipa, scrivendo in quel bando che chi non si attiva, non ha diritto all’indennizzo.

Significa mettere in piedi un meccanismo, un progetto per il quale uno si deve attivare.

Poi bisogna fare i bandi, perché se no facciamo i bandi e ci rivolgiamo a gente che non conosce l’essenza di quel bando, non conosce come lo deve mettere in essere, non conosce la finalità, non conosce la funzionalità.

Io, Vicepresidente, questo non lo ritiro, sicuramente lo modifico, perché strutturare una spesa per un progetto specifico, ritengo che sia eccessivo.

Ma un contributo di 100 mila euro per le oasi e per i parchi, e non mi dire che non ci sono risorse, Presidente. Non perché ho fatto l’assessore regionale, ho fatto l’assessore anche in periferia, cento mila euro si trovano comunque.

Io credo che su questo chiedo un’ulteriore sforzo alla Giunta, al Governo per provare una posta finanziaria che possa sicuramente attivare un processo diverso, un processo culturale diverso anche sul tema della tutela e della valorizzazione e della condivisione di parte.




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23 dicembre 2009

MI ASSOCIO

 E' di alcuni giorni fa la notizia che la regione Basilicata ha approvato bandi per 140 milioni di euro a sostegno dell'agricoltura che prevedono di "soddisfare anche i fabbisogni di ulteriori ambiti di filiera" come quello delle “Filiere delle Aree Protette”.

L'Assessore Viti ha accolto, dunque, le istanze provenienti dagli enti parco che chiedevano di attuare le previsioni di legge (la 394/91 e quella regionale 28/94) laddove imponevano (è questo il termine giusto) di dare priorità agli interventi a sostegno di proprietari di aree nei parchi.

Mi associo, dunque, a quanto dichiarato dal mio amico Sandro Berardone, che ieri ha pubblicato il comunicato che segue.

“La notizia non può che riempirci di soddisfazione - dichiara il presidente Comunità Parco nazionale del Pollino, Sandro Berardone - perché va proprio nel senso da noi auspicato non più tardi di tre mesi fa quando chiedevamo, proprio al governatore della Basilicata, Vito De Filippo e all'assessore Viti una maggiore attenzione verso l’agricoltura di qualità dei Parchi con l’attivazione di una filiera delle produzioni di qualità.

La nostra idea era ed è - ricorda Berardone – di valorizzare tutti gli aspetti legati alle produzioni tipiche di un territorio (tradizione, cultura, salubrità, genuinità, artigianato) riuscendo, così, ad offrire anche una risposta in termini economici e di sviluppo alle piccole economie dell’area”.

Secondo Berardone “I bandi approvati dal Governo regionale vanno in questa direzione. Ci auguriamo, dunque - conclude - di riuscire ad imprimere quella svolta da più parti auspicata e tanto attesa dalle popolazioni per evidenti motivi. In primis per non abbandonare le aree interne del nostro Parco e della nostra regione e poi per dare la dignità che spetta ai nostri beni ambientali e culturali. Il nostro patrimonio, dal valore inestimabile, non merita di essere abbandonato, ma coltivato proprio come l'agricoltura, una delle migliori attività eco-compatibili in grado di difendere il territorio e di svilupparlo come merita”.




permalink | inviato da robertocifarelli il 23/12/2009 alle 3:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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