.
Annunci online

  robertocifarelli Le Radici nel Futuro
 
Rifiuti
 


Sono nato e vivo a Matera, classe (classe?) 1963, sono sposato, ho due figli.


13 dicembre 2009

AMBURGO

  Il gelido vento del nord piega i passanti e gli alberi, qui sulla Bullerdeich a un passo dal grande porto, la pioggia ti frusta in faccia. Ma nel moderno palazzetto al numero 19, i termosifoni ti riscaldano prima che arrivi il caffè di benvenuto.

"E' anche grazie alla spazzatura portata qui da Napoli se lavoriamo al caldo. Bruciandola e trasformandola in energia pulita, portiamo il riscaldamento ad almeno 18mila famiglie", mi dice soddisfatto Herr Reinhard Fiedler, il gentilissimo, efficiente alto funzionario della Stadtreinigung Hamburg, l'azienda della città - Stato per raccolta e riciclaggio dei rifiuti.

Eccoci nella fredda Amburgo, dove la "monnezza" diventa tesoro ecologico, e aiuto prezioso alla difesa del clima. A Copenaghen si discute, qui si lavora. "Ricordiamo ancora quando vennero da Napoli le prime ventimila tonnellate", continua Herr Fiedler. "Per portarle fin quassù ci vollero quarantasei treni. Poi ne arrivarono altre diecimila. Se da voi o altrove in Europa esploderanno altre emergenze, noi siamo pronti". Come una Genova o una Torino del Nord, la splendida, prospera Amburgo non ama frivolezze ma lavora sodo. Il futuro qui è già realtà. I quattro grandi inceneritori della Stadtreinigung non hanno solo sostituito le tossiche discariche, che con le loro emissioni di metano avvelenano il clima venti volte più della più sporca fonderia cinese. "Dal 1989, abbiamo cominciato a trasformarli in centrali pulite per la produzione di energia. Per riscaldare le case, e produrre elettricità che immettiamo nella rete elettrica urbana", spiegano orgogliosi gli spazzini del clima del Grande Nord.

L'energia pulita e rinnovabile davanti agli occhi. Davvero funziona e non inquina? "La prova del fuoco è la location", insistono alla Stadtreinigung. Il più importante dei quattro megainceneritori sorge a Stellinger Moor, praticamente in pieno centro. A un passo dai loft più lussuosi, dalle case editoriali più prestigiose del mondo dei media tedeschi, dal secondo porto d'Europa sempre affollato di turisti e marinai. "Le emissioni di CO2 causate dalle nostre centrali sono praticamente nulle, perché bruciamo in maggioranza rifiuti organici. Le discariche qui in Germania furono vietate nel 2005, noi iniziammo a eliminarle dal 1989. I nostri inceneritori forniscono ogni anno circa 1 miliardo e 300 milioni di kilowattora".

Dei 2400 dipendenti dell'azienda urbana amburghese per i rifiuti, circa 120 lavorano agli inceneritori-centrali energetiche pulite. Metamorfosi in difesa del clima: da spazzini a operatori dell'energia. "Uno dei quattro inceneritori è tutto nostro, due a compartecipazione con privati, il quarto è stato rilevato da Vattenfall", il colosso svedese dell'elettricità. E' appena un primo passo, dice Fiedler. "L'efficienza delle centrali che producono energia incenerendo i rifiuti è minore di quella di centrali a combustibile liquido, a carbone o nucleari, che restano irrinunciabili. Però le nostre centrali non causano emissioni, né pongono problemi di immagazzinamento di scorie. Senza le centrali tradizionali Amburgo sarebbe al buio, ma noi siamo una parte che ha cambiato il mix del tutto".

Instancabili, gli spazzini dell'energia lavorano sotto il vento e la pioggia che frustano Amburgo. I grossi camion Mercedes riforniscono senza sosta i quattro inceneritori centrali. Bisogna tenerli sempre accesi, servono 21mila tonnellate di rifiuti a settimana. "Teniamo scorte in bunker, siamo sempre pronti bruciare e produrre energia". Il futuro affianca Amburgo da tempo. "Noi amburghesi iniziammo nel 1896, ai tempi del Kaiser, a produrre energia bruciando rifiuti", racconta fiero Herr Fiedler. "Durante la rivoluzione industriale, che richiedeva sempre più energia, un'epidemia di colera impose l'urgenza di bruciare ogni rifiuto, allora nacque l'esperimento, oggi è norma". Se una situazione "napoletana" si ripresenterà, ovunque in Europa, i bravi amburghesi restano pronti a dare il benvenuto alla "monnezza" da trasformare in energia pulita. "Meglio bruciare per l'energia pulita trasportando i rifiuti per migliaia di chilometri che inquinare sul posto con discariche vicine alle città. Bruciamo un milione di tonnellate ogni anno, più rifiuti da altre parti della Germania, quantità come le 30mila tonnellate napoletane non sono un problema". Su Amburgo scende presto il buio della sera, la splendida metropoli si accende di luce, dal porto ai teatri, dalle insegne pubblicitarie alle facciate dei suoi splendidi palazzi. Energia pulita, come l'aria che i joggers ispirano veloci, correndo a Bullerdeich a un passo dall'inceneritore.




permalink | inviato da robertocifarelli il 13/12/2009 alle 1:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


19 agosto 2009

GUADAGNARE DAI RIFIUTI

 Dal blog di Antonio Cianciullo.

Gli italiani fanno più raccolta differenziata, ma sono lontani dall’obiettivo fissato dall’Europa. La qualità dell’aria nelle città migliora ma le polveri sottili restano sempre molto sopra i limiti di legge. Le fonti rinnovabili crescono, ma anche i consumi di energia crescono. E’ interessante la fotografia dell’Italia che esce dalla rilevazione Istat sui dati ambientali delle città.
Racconta un paese in cui la coscienza ecologista si rafforza, un numero crescente di cittadini fa ogni giorno una scelta ragionata per diminuire il suo impatto ambientale, comincia a svilupparsi un tessuto produttivo che guarda lontano. Questa Italia potenzialmente capace di reggere il passo delle economie di punta è però frenata da un clima di incertezza costante sulle regole di base. Il balletto sul 55 per cento di incentivi fiscali a sostegno dell’innovazione energetica nelle case che sono stati concessi, tolti, concessi di nuovo. La lunga battaglia anti europea sul target energetico del 20-20-20. I pronunciamenti del Senato contro il solare termodinamico, una frontiera tecnologica su cui i paesi leader stanno scommettendo. Come si fa a investire tranquilli sul futuro in un clima del genere?
Eppure il nastro delle notizie sulle possibilità offerte dalla green economy  continua a correre: basterebbe leggerlo. Ultima notizia battuta dalle agenzie. La British Airways nel 2008 è riuscita a riciclare il 35 per cento dei rifiuti prodotti risparmiando così 3 milioni di sterline fra costi di smaltimento evitati ed entrate derivanti dai materiali riutilizzabili. Il prossimo obiettivo della compagnia britannica è riciclare entro il 2010 più del 50 per cento dei rifiuti. E noi?




permalink | inviato da robertocifarelli il 19/8/2009 alle 0:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


15 agosto 2009

VERBANIA VINCE

 E' Verbania il Comune capoluogo in testa alla classifica della raccolta differenziata: nel 2008 ha raggiunto il 73,5% sul totale dei rifiuti. A rivelarlo è il rapporto dell'Istat sugli ''Indicatori ambientali urbani''. La maglia nera invece va a Messina (3,1%), preceduta di poco da Iglesias (3,8), Palermo (4,6), Isernia (5,3) ed Enna (5,4). Napoli, protagonista negli ultimi anni di emergenze rifiuti gravissime, è al 14,5%.

Lo scorso anno sono stati 27 i Comuni che hanno raggiunto l'obiettivo del 45% di raccolta differenziata, secondo quanto disposto dalla normativa: tra i casi più clamorosi va citato quello di Salerno, passata dall'8,6% del 2007 al 48,9% del 2008. Incrementi superiori a 10 punti percentuali si registrano, tra il 2007 e il 2008, anche per Pordenone (+16,7), Biella (+15,1) e Avellino (+12,1). Sopra l'ambita soglia del 45% Novara, Asti (oltre il 60%), Belluno, Rovigo, Lecco, Gorizia, Trento, Treviso, Biella, Alessandria, Bergamo (oltre il 50%), Varese, Salerno, Reggio Emilia, Vicenza, Piacenza, Forlì, Ravenna, Udine, Sondrio, Pordenone, Lucca e Cuneo.

Nel 2008 la raccolta di rifiuti urbani nei 111 capoluoghi di provincia è stata pari a 615,8 kg per abitante (-1,1% rispetto al 2007), confermando l'andamento decrescente registrato l'anno precedente. La percentuale di differenziata risulta pari al 28,5%, 3 punti in più rispetto al 2007. A partire dal 2000 l'andamento è sempre crescente.

Sempre guardando ai dati dello scorso anno, si vede che il servizio di raccolta differenziata è ormai presente in tutti i Comuni capoluogo di provincia. Sono 91 quelli in cui è servita l'intera popolazione residente. Le percentuali, però, variano: nei comuni del Nord risulta mediamente pari al 39,9%, in quelli del Centro al 25,5% e in quelli del Mezzogiorno al 14,5%. Ma gli incrementi rispetto al 2007 si registrano ovunque: +3,3 punti percentuale nel Sud, +2,8 nel Nord e +2,7 nel Centro.


Il rapporto Istat affronta anche il capitolo acqua. Nel 2008, Agrigento è stato il Comune con il consumo pro capite di acqua più basso (35,6 metri cubici per abitante) e Massa quello con il consumo più alto (91,2 per abitante). Il consumo medio è stato di 68,4 metri cubi per abitante, in calo dell'1,9% rispetto al 2007.

E' aumentato, invece, il consumo pro capite di gas metano per uso domestico e per riscaldamento: +7,7% rispetto all'anno precedente, sui 398,0 metri cubi per abitante. In crescita anche il consumo pro capite di energia elettrica per uso domestico: +0,7% a 1.209,2 kWh per abitante.

In generale, Trento, Venezia e Bologna, per il terzo anno consecutivo, risultano i Comuni più rispettosi delle compatibilità ambientali. Bene anche Foggia e in generale le città del Centro-Nord (Biella, Terni, Belluno, Ravenna, Modena, Novara); male Olbia, Iglesias, Siracusa e Massa.




permalink | inviato da robertocifarelli il 15/8/2009 alle 9:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


26 giugno 2009

ANCORA BUSTE DI PLASTICA

 La bozza del decreto milleproroghe che arriva oggi in Consiglio dei Ministri prevede, tra le tante altre cose, lo spostamento al 2011 del divieto di commercializzazione «di sacchi non biodegradabili per l'asporto delle merci», cioè i sacchetti di plastica.

Il termine era fissato al primo gennaio 2010. La norma era inserita nella Finanziaria 2007 e mirava a «giungere al definitivo divieto della commercializzazione di sacchi non biodegradabili per l'asporto delle merci che non rispondano entro tale data, ai criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario».

Speriamo sia l'ultimo rinvio.




permalink | inviato da robertocifarelli il 26/6/2009 alle 7:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


2 marzo 2009

CARTA IGIENICA

   Agli americani la carta igienica piace soffice, setosa, ma che sia spessa e voluminosa. Il volume però ha un prezzo, che si misura nei milioni di alberi abbattuti nell'America del Nord e Sud, e talvolta nelle rare foreste primarie del Canada. Benché la carta igienica ricavata da materiali riciclati possa avere lo stesso costo, la morbidezza è dovuta in gran parte alla fibra che si ricava direttamente dagli alberi. I clienti "vogliono un prodotto morbido e pratico", dice James Malone, portavoce della Georgia Pacific, che produce Quilted Northern, uno dei marchi più diffusi. "E non è con la fibra riciclata che lo si ottiene".

Greenpeace ha diffuso un opuscolo destinato ai consumatori, in cui i marchi di carta igienica sono giudicati in base al rispetto ambientale. Con la recessione che spinge a riadattare ogni sorta di bene, gli ambientalisti sperano di convertire i consumatori alla carta igienica riciclata. "Nessun albero dovrebbe essere abbattuto per quell'uso", dice Allen Hershkowitz, ricercatore al Consiglio per la difesa delle risorse naturali. Negli Usa, cioè nel più grande mercato mondiale di carta igienica, meno del 2 per cento dei marchi di uso domestico è ricavato del tutto da fibre naturali.

Stando alla Risi, un'agenzia indipendente di indagini di mercato, dalla polpa di un solo eucalipto si possono ricavare sino a mille rotoli di carta igienica. E gli americani impiegano in media ogni anno 23,6 rotoli di carta a testa. Al contrario, in Europa e in America Latina circa il 20 per cento dei marchi contengono materiale riciclato. Perciò gli ambientalisti sperano di sensibilizzare gli americani sulle ripercussioni ambientali delle loro scelte. Per riuscirvi, ad esempio, il dottor Hershkowitz incoraggia le celebrità di cui è consulente, compresa la Major League di baseball, a fare uso di carta riciclata. E durante la cerimonia degli Oscar a Hollywwod, anche se gli abiti da sera erano modelli originali, la carta delle toilette era riciclata.


Gli ambientalisti hanno anche altre preoccupazioni: trasformare un albero in carta richiede più acqua di quanta serva per ottenere fibra dalla carta già prodotta; per garantirsi un bianco più bianco, molti ricorrono a prodotti candeggianti a base di cloro. Lo sfruttamento degli alberi, e la qualità degli alberi abbattuti, continuano a rinfocolare il dibattito. Negli Usa una quantità che oscilla tra il 25 e il 50 per cento della polpa impiegata per produrre carta igienica proviene da foreste coltivate dell'America meridionale e degli Stati Uniti. Il resto, secondo gli ambientalisti, deriva per lo più da antiche foreste di seconda crescita, essenziali nell'assorbire il diossido di carbonio, uno dei maggiori responsabili del riscaldamento globale.

Inoltre, parte della polpa impiegata negli Usa per la produzione di carta igienica proviene dalle ultime foreste vergini dell'America Settentrionale. Greenpeace afferma che la Kimberly Clark - produttrice di Cottonelle e Scott - ricavi sino al 22 per cento della polpa da fornitori che abbattono gli alberi delle foreste boreali del Canada, dove alcuni esemplari hanno duecento anni. Il portavoce della Kimberly Clark, ribatte che solo il 14 per cento della polpa impiegata proviene da foreste boreali, e che l'azienda ha stretto accordi con fornitori che ricorrono esclusivamente a "pratiche forestali certificate sostenibili".

Gli stessi produttori ammettono però che il motivo principale per cui non sono passati ai materiali riciclati è che da questi non si ottiene una carta soffice. E i consumatori - persino i più sensibili ai problemi ambientali - non vogliono carta riciclata. Con la recessione globale però, le cose potrebbero cambiare. Le vendite di carta da toilette "pregiata" sono scese del 7 per cento, e questo apre nuove opportunità ai produttori di carta riciclata.
(Copyright New York Times/la Repubblica - traduzione di Marzia Porta)




permalink | inviato da robertocifarelli il 2/3/2009 alle 0:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


22 febbraio 2009

L'ABBANDONO DI RIFIUTI

 Faccio i miei auguri di buon lavoro all'ing. Pino Giove, comandante provinciale del CFS di Matera, chiamato a dirigere il Corpo in Emilia Romagna. E faccio gli auguri al Dr. Raffaele Manicone che ne ha preso il posto a Matera.

Ma tutto il mondo è paese. Non siamo i soli a soffrire per l'abbandono indiscriminato dei rifiuti. Ecco cosa accade nel parco dei Castelli Romani:

"Una bonifica straordinaria dell'Ente Parco Si lotta contro l'abbandono dei rifiuti

Perduto, presidente del Parco Castelli Romani : "C'è una ricorrente difficoltà di conferire in discarica i rifiuti raccolti"

Per mesi via di Palazzolo, a Rocca di Papa, è stata ostaggio di pneumatici, mobili ed elettrodomestici abbandonati sul ciglio della strada che attraversa uno dei boschi all'interno del territorio comunale. La strada, molto suggestiva per il suo snodarsi fra alberi e vegetazione, è stata ripulita da operai e guardiaparco del Parco dei Castelli Romani nel corso di una delle operazioni di bonifica straordinaria che l'Ente mette in atto periodicamente. L'azione del Parco, da sola, non può agire in maniera definitiva sulla questione dell'abbandono dei rifiuti. "C e da registrare, purtroppo, una ricorrente difficoltà nel conferimento dei rifiuti raccolti - commenta il presidente del Parco, Gianluigi Pe- duto - che quando vengono portati nell'unica discarica autorizzata comunale devono superare le resistenze dei dipendenti della stessa che lamentano, come nel caso dei rifiuti recuperati a via di Palazzolo, che l'immondizia è troppa e troppo ingombrante. Una;siluaz:ione paradossale che non ci aiuta néUo,;SYolgimento di un compito che ci ó*"siajRftassunti volontariamente, al costo di ^sacHtìci e con costi interamente sostenuti dal Arco, perché va anche ricordato che i cittadini pagano la Tarsu solo ai Comuni". (Corriere Laziale)"




permalink | inviato da robertocifarelli il 22/2/2009 alle 0:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

sfoglia     agosto       
 

 rubriche

Diario
Rifiuti
Persone
Politica
Energia
Biodiversità
Mobilità
Parcomurgia
Aree protette
Ambiente, Economia & Società
Materambiente
Cultura & Beni culturali

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

Ente Parco Murgia Materana
Parks.it
Fondo per l' Ambiente Italiano
Italia Nostra
Legambiente
Movimento Azzurro
WWF Italia
La Nuova Ecologia
Regione Basilicata
FIRMA L'APPELLO DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom