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  robertocifarelli Le Radici nel Futuro
 
Diario
 


Sono nato a Matera, ho 46 anni, sono sposato, ho due figli. Presiedo l'Ente di gestione del Parco della Murgia Materana.


30 gennaio 2010

DAL MOSAICO AL SISTEMA

 “L’ambiente e lo sviluppo sono due concetti che vanno tenuti insieme al fine di valorizzare ulteriormente i territori e di considerare le aree protette non come un limite, ma come un’opportunità”. Lo ha detto (ieri) l’assessore regionale all’Ambiente, Vincenzo Santochirico, nel corso dell’incontro sul tema “Aree naturali protette: da mosaico a sistema” svoltosi nella sala conferenze del museo provinciale di Potenza.

Nel corso dell’incontro è stato presentato il progetto di riforma della legge regionale sui parchi (L.r. 28/1994) costruito dopo circa un anno di lavoro e di consultazione con tutti i soggetti coinvolti.
“Abbiamo inteso arrivare a una proposta di riforma della legge per fare un passo in avanti nelle azioni di tutela della biodiversità e per mettere a disposizione dei parchi e delle aree protette un sistema moderno, capace di valorizzare le risorse che abbiamo anche in termini economici. La proposta, infatti, pone un accento più forte alla tutela, alla promozione e alla valorizzazione dei territori e, aspetto non meno importante, inserisce in un quadro normativo più preciso i parchi nazionali, le riserve naturali statali, i parchi naturali interregionali, regionali, le riserve naturali regionali, le zone umide, i Sic e le Zps”.

All’incontro hanno partecipato, fra gli altri, Viviana Cappiello, dirigente generale dipartimento Ambiente della Regione, Antonio D’Ottavio, dirigente Ufficio tutela della Natura, Rocco Rivelli, coordinatore Federparchi regionale, Piero Lacorazza, Coordinamento Upi, Marco De Biasi, presidente di Legambiente, Domenico Pappaterra, Federparchi nazionale, Salvatore Margiotta, Commissione nazionale ambiente della Camera e Roberto Cifarelli, presidente dell’Ente Parco della Murgia materana.

Altra novità importante è la nozione di rete ecologica di Basilicata quale strumento tecnico di riferimento propedeutico agli adempimenti previsti in materia di valutazione ambientale e di pianificazione territoriale.

Fra le principali novità del progetto di riforma anche il ruolo ed i compiti delle singole comunità in una regione piccola e dai piccoli numeri.

“Anche in questo contesto – ha aggiunto Santochirico - così come la Regione Basilicata sta già facendo attraverso i Piot e i Pois, occorre rilanciare il tema dell’autogoverno dei territori perchè non è immaginabile sottrarre competenze agli enti locali”.

E così viene meglio specificato il ruolo delle province, a cui spetta il compito della gestione amministrativa delle riserve naturali, dei comuni, a cui spetta la gestione operativa, al fine di permettere una maggiore partecipazione e condivisione di tutti i soggetti in campo.
Con il progetto di riforma, inoltre, viene istituita l’Agenzia tecnica delle aree naturali protette al fine di creare uno strumento di supporto tecnico-scientifico operativo della Regione e del sistema delle aree naturali protette al quale, in particolare, sono affidati l’innovazione, il potenziamento, la valorizzazione sostenibile dei territori e delle comunità inclusi nel sistema regionale delle aree protette.

“Il governo regionale – ha continuato Santochirico - ha fatto una scelta chiara e netta che all’occhio di un estraneo potrebbe sembrare azzardata se si considerano le modeste dimensioni geografiche e demografiche della Basilicata. Aver messo sotto protezione il 26-27 per cento del territorio, quasi un terzo dell’intera regione, è un segnale forte che assegna a tutti una grande responsabilità. Eppure dobbiamo fare ancora di più coniugando e valorizzando il tema dell’ambiente con il tema dello sviluppo per evitare che lo sforzo intrapreso possa essere vanificato da analisi superficiali e asettiche. Dobbiamo, insomma, essere in grado di mettere a valore la ricchezza che abbiamo anche attraverso la costruzione di un sistema che sappia organizzare una rete fra le diverse aree protette evitando la frammentazione. Nel sistema generale dell’economia dell’ambiente – ha concluso Santochirico - il sistema parchi deve contare più e per questo dobbiamo costruire gli strumenti più idonei considerato che troppi soggetti intervengono spesso sulle stesse materie. A tal scopo sarebbe utile istituzionalizzare la conferenza regionale sul sistema delle aree protette promuovendo una più efficace relazione con i parchi nazionali”.




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29 gennaio 2010

SALVARE IL TORRENTE JESCE/13

 Insieme ad alcune associazioni, nei giorni scorsi avevo annunciato per sabato 30 gennaio una conferenza stampa per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sulla necessità, a sette mesi dagll'incontro svoltosi in regione, di porre mano e risolvere l'annooso problema.
Santochirico ha convocato una riunione che si è tenuta l'altro ieri con gli stessi soggetti che parteciparono a giugno 2009. Di seguito l'esito con due comunicati stampa uno di Santochirico e l'altro mio. Ovviamente la conferenza stampa è stata disdetta.

Santochirico: Controlli a tappeto

La Regione Basilicata ha dato l’incarico all’Arpab di condurre, di concerto con Acquedotto Lucano e l’Aato (L'Autorità d'Ambito Territoriale Ottimale), una campagna di monitoraggio lungo tutto il percorso del torrente Gravina fino all’innesto con il fiume Bradano con prelievi da effettuare anche in prossimità degli impianti di depurazione. E’ una delle decisioni assunte oggi nel corso di una riunione, convocata e presieduta dall’assessore regionale all’Ambiente, Vincenzo Santochirico, alla quale hanno partecipato rappresentanti dell’Arpab, di Acquedotto Lucano, dell’Aato, del Parco della Murgia materana, del Comune e della Provincia di Matera.
Inoltre, la Provincia di Matera, già nel prossimo mese di febbraio avvierà una serie di controlli nei circa 150 insediamenti produttivi che si affacciano lungo il percorso del torrente per verificare da dove arrivano gli agenti inquinanti. Agenti che, è stato specificato dall’Arpab, sono caratterizzati, secondo le ultime analisi del mese di dicembre 2009, da reflui di natura urbana e derivante da attività di natura zootecnica e non di origine industriale.
Infine, l’Aato proporrà alla Regione il finanziamento di 9 milioni e mezzo di euro per completare il sistema di depurazione della città di Matera.
La campagna di verifica e di monitoraggio, che sarà sostenuta finanziariamente dalla Regione Basilicata, dovrebbe concludersi entro maggio. Nel frattempo la Regione Basilicata chiederà alla Regione Puglia e alle province di Matera, Bari e Taranto di partecipare a un tavolo tecnico per risolvere il problema dell’inquinamento del torrente Gravina sul versante pugliese.
“Tutte queste iniziative – ha detto l’assessore Santochirico – saranno meglio dettagliate in un protocollo d’intesa che sarà sottoscritto nei prossimi giorni da tutti i partecipanti alla riunione. Nell’intesa verranno definiti i compiti di ciascun ente e un relativo cronoprogramma per risolvere una volta per tutte e il prima possibile l’annoso problema dell’inquinamento del torrente Gravina”.

Cifarelli: Seppure a passi troppo lenti, qualcosa si muove.

E’ questo il commento del Presidente del Parco della Murgia Materana –Roberto Cifarelli- a seguito dell’incontro tenutosi nella giornata di ieri presso la sede regionale di Matera per discutere su come risolvere il problema del grave inquinamento dei torrenti Jesce e Gravina e che induce l’Ente a disdire la conferenza stampa già convocata sull’argomento per il prossimo 30 gennaio.

“Rendere operative le indicazioni già emerse nell’analogo incontro di oltre sei mesi fa (il 18 giugno 2009) è motivo di riconoscimento all’impegno del Vice Presidente della Giunta Regionale –Vincenzo Santochirico- ma di parziale soddisfazione per il troppo tempo trascorso” ha dichiarato Cifarelli. “Effettuare un più intenso monitoraggio dello stato dei corpi idrici delle due aste fluviali a cura dell’Arpab; controllare tutti gli scarichi derivanti da attività produttive insistenti sul sottobacino idrografico dello Jesce e della Gravina in territorio della provincia di Matera; stabilire sul tema una relazione costante con i comuni di Gravina ed Altamura, la provincia di Bari e la regione Puglia per fare in modo che la Gravina e lo Jesce arrivino in territorio lucano in condizioni ottimali; individuare nel Piano di investimenti dell’Autorità d’Ambito le poste occorrenti (9,5 Meuro) per sistemare la parte impiantistica della depurazione dei reflui urbani di Matera e Montescaglioso; sottoscrivere una intesa tra i diversi enti interessati per superare le bizantine complicazioni di competenze sul tematismo, rappresentano certamente una evoluzione positiva rispetto alla confusione ed al disinteressamento che vigeva fino a qualche tempo fa.

Il pungolo costante che l’Ente Parco ha rappresentato in questi anni, insieme alle associazioni ambientaliste e della cittadinanza attiva, non è stato vano. Proseguiremo nella verifica costante del rispetto dei tempi che sono stati concordati ieri, confermando l’impegno dell’Ente Parco nel portare avanti la propria missione istituzionale, affinché il patrimonio di biodiversità presente, riconosciuto dall’Unesco, area protetta ai sensi della L. 394/91 e delle L.R. 11/90, 28/94 e 2/98, Sito di Interesse Comunitario, Zona di Protezione Speciale sia realmente conservato, tutelato e ripristinato nelle parti maggiormente degradate.

In questo direzione –ha concluso Cifarelli- va la recente attivazione del Life “Arupa” per la salvaguardia di rettili ed anfibi nella Gravina, insieme alla Provincia di Matera, all’Università degli studi della Basilicata con il contributo dell’assessorato all’ambiente della Regione.”




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28 gennaio 2010

GLI INSETTI DEL PARCO

 Alle ore 18 presso il Circolo la Scaletta presentiamo insieme al presidente della Provincia Franco Stella due volumi: la "Guida agli insetti del Parco della Murgia Materana" di Eustachio Tarasco e Oreste Triggiani dell´Università di Bari e "Gli insetti e gli altri animali nella tradizione popolare materana" di Giuseppe Gambetta. 

La presentazione alla Guida a cura di Roberto Cifarelli

La Guida agli insetti del parco impreziosisce la "Collana Parcomurgia" e va ad arricchire quel patrimonio di conoscenza indispensabile per attuare corrette politiche di tutela e conservazione della natura.
Ringrazio per l´ottimo e paziente lavoro gli autori Eustachio Tarasco e Oreste Triggiani, docenti di Entomologia, e tutti coloro che hanno collaborato alle ricerche ed al successivo lavoro di catalogazione, Vito Santarcangelo e Angelica Cannone in testa, realizzato grazie alla convenzione stipulata a suo tempo tra l´Ente Parco e la Facoltà di Agraria, Dipartimento di Biologia e Chimica Agro-Forestale e Ambientale, Sezione di Entomologia e Zoologia, dell´Università di Bari.
Non nascondo l´emozione nel ricordare Biagio Mattatelli, cara persona, amica del Parco e amico della terra e della natura, che ha volontariamente animato questo lavoro fin quando gli è stato concesso. Senza il necessario contributo di passione che ha accompagnato la competenza in tutto il percorso di studio, questa Guida alla entomofauna non avrebbe mai visto la luce; di questo sono grato agli Autori ed in particolare a Eustachio Tarasco, materano amante della propria terra e delle proprie radici.
L´Ente decise di promuovere l´indagine sugli insetti del parco nel mentre portava a compimento il lungo iter approvativo del Piano del Parco, eredità del lavoro guidato dall´architetto Lorenzo Rota e svolto negli anni su impulso dei comuni di Matera e Montescaglioso.
Lo fece nella consapevolezza che occorreva aggiungere ai già ottimi studi alla base del Piano quegli approfondimenti scientifici, tecnici e storici, relativi alle "emergenze" naturalistiche e storiche, per migliorarne l´impostazione. Ecco quindi che nasce la "Collana Parcomurgia" di cui fanno già parte importanti testi quali la Guida alla flora di Gambetta e Medagli e Il patrimonio rurale del materano di Mario Tommaselli.
è quindi con estremo piacere che presento ai lettori curiosi, ai cultori della materia, agli amanti della natura, ma anche al mondo scientifico, la Guida agli insetti del Parco della Murgia Materana utile alla conoscenza più approfondita di un campo, l´entomologia, sottovalutato spesso, impropriamente, per l´importanza nell´ecosistema ed in particolare in un piccolo lembo della Bell´Italia, qual´è il Parco della Murgia Materana, Sito di Interesse Comunitario nonché Zona di Protezione Speciale.
 
Dall'introduzione del professor Ferdinando Mirizzi al volume "Gli insetti e altri piccoli animali nella tradizione popolare materana".
 
Non so con quale e quanta consapevolezza teorica, ma sicuramente con buoni risultati dal punto di vista intuitivo e sul piano empirico, Giuseppe Gambetta dimostra di muoversi piuttosto agevolmente sul terreno di quell´ambito della ricerca antropologica definibile come etnoscienza, e sviluppatosi soprattutto nel contesto statunitense, nel raccontare il mondo degli insetti visto nell´ottica della cultura tradizionale materana. La sua appassionata e informata trattazione si colloca, direi, sul duplice versante a) dello studioso naturalista che svolge il suo lavoro di analisi del mondo naturale, e segnatamente delle diverse categorie di insetti presenti nell´habitat murgiano, tenendo conto delle denominazioni adottate localmente; e b) del ricercatore che opera allo scopo di individuare e spiegare i modi attraverso cui una cultura organizza le proprie conoscenze e elabora specifici criteri di classificazione e categorizzazione. In questo secondo caso, in particolare, mi sembra che Gambetta si ponga costantemente il problema antropologico della traduzione, per poter rendere espliciti tali conoscenze e tali criteri anche a chi è estraneo alla cultura tradizionale materana.
Leggendo le pagine che seguono, si ha l´impressione che implicitamente il suo autore colleghi l´attività cognitiva sulla realtà fenomenica locale, intesa qui essenzialmente come modalità di classificazione delle specie naturali, alle forme in cui gli uomini e le donne appartenenti a una specifica comunità agiscono e operano nel loro particolare contesto storico e sociale. È attraverso quell´agire e quell´operare che si produce la cultura, la quale ha bisogno del linguaggio per poter essere comunicata.
Ciò significa che, attraverso gli insetti e gli altri piccoli animali che popolavano il mondo concreto e quello immaginario della comunità vivente nei Sassi prima che gli storici rioni fossero abbandonati a seguito dell´applicazione della legge speciale n. 619 del 1952, gli interlocutori di Gambetta scelti come sue fonti privilegiate, uomini e donne facenti parte di quella comunità, raccontano in realtà se stessi, le proprie paure e le proprie speranze, parlano delle proprie esperienze, di un´esistenza di emarginazione, di miseria e di stenti, nell´attesa di un riscatto che alcuni sembravano intravedere nel processo di allontanamento dalle antiche abitazioni nei Sassi.




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27 gennaio 2010

P I O T

 Un grande, unico sistema turistico all’aperto per raccontare la storia millenaria dell’uomo e candidare Matera a capitale europea della cultura per il 2019. Questa è la sfida che il partenariato pubblico-privato del PIOT di Matera e Collina ha lanciato con un’operazione che crea un sodalizio che non ha precedenti sul territorio.

Il primo vero successo del Pacchetto Integrato di Offerta Turistica di Matera e Collina, infatti, è stato quello di mettere insieme ben 39 soggetti, equamente suddivisi tra istituzioni pubbliche, associazioni imprenditoriali private e fondazioni e associazioni culturali. Tra i primi, il ruolo di capofila è stato assegnato al Comune di Matera, seguito da Provincia, Camera di Commercio, Agenzia Spaziale Italiana, Parco delle chiese rupestri, Gal Bradanica, e i Comuni di Montescaglioso, Pomarico, Miglionico, Grottole, Grassano, Irsina, Ferrandina.

Capofila della parte privata è l’API, insieme alla Cna, cui seguono le altre associazioni dell’industria, dell’artigianato, del commercio e della cooperazione, portatori di interessi economici, con il qualificato contributo scientifico delle fondazioni e associazioni culturali tra cui spiccano Zetema, La Scaletta e Matera 2019. La presenza di queste ultime è stata fondamentale perché l’obiettivo di candidare Matera a capitale europea della cultura per il 2019 è il faro ispiratore della proposta di PIOT.

L’originalità della proposta, infatti, non sta solo nell’avere messo insieme un così grande numero di soggetti, ma anche e soprattutto nel ruolo principale dei Sassi di Matera, grande attrattore turistico, in collegamento organico con l’area della Collina rappresentata dal GAL Bradanica, per il tramite del Parco delle chiese rupestri”.

“La proposta del PIOT di Matera e Collina – commentano Nicola Fontanarosa, vice presidente dell’API e Antonio Braia, presidente CNA – consiste nel rendere fruibile il rilevante patrimonio storico e naturalistico mediante il completamento del recupero di parti importanti dei Sassi ancora soggette a degrado per un riutilizzo con finalità turistico/ricettive, nonché il recupero di masserie fortificate e iazzi e il miglioramento e messa in sicurezza della sentieristica all’interno del Parco Storico delle Chiese Rupestri. Altro tassello importante per l’ampliamento dell’offerta turistica del territorio è rappresentato dalla valorizzazione dell’area compresa tra il Colle di Timmari e l’invaso artificiale di San Giuliano per farne un grande Parco naturalistico usufruibile dai turisti per la visita della flora e della fauna locali”.

 “In definitiva si tratta di realizzare un grande sistema turistico all’aperto in cui viene narrata la storia millenaria dell’uomo, dal paleolitico ai nostri giorni, descrivendo l’evoluzione della Terra e l’esplorazione dello spazio con la costruzione di un planetario e di un osservatorio astronomico aperti al pubblico, grazie al coinvolgimento del Centro di Geodesia Spaziale. Uno strumento didattico e di divulgazione scientifica che offrirà ai visitatori il percorso della civiltà dell’uomo dalle proprie origini al cosmo”.

“La componente naturalistica e culturale del Parco delle chiese rupestri è il trait d’union tra Matera e la sua Collina, dove comunque non mancano altri attrattori culturali come l’Abbazia Benedettina di Montescaglioso e il Castello del Malconsiglio di Miglionico”.

“Nell’evidenziare l’apporto fondamentale di soggetti come la Camera di Commercio, il Gal, la Fondazione Zetema, e tanti altri – concludono il vice presidente dell’API e il presidente CNA – è importante sottolineare che il nostro PIOT dovrà collegarsi con gli altri PIOT della regione e, in modo particolare, con quelli del Metapontino e della Montagna Materana, in perfetta sintonia con il Piano Turistico Regionale che individua in Matera la porta principale del turismo in Basilicata”.




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26 gennaio 2010

LA SCOMPARSA DELLO SMOG

 

Sull’inquinamento a Milano le parole hanno perso di senso: non basta più dire allarme o emergenza, non serve scrivere che la città soffoca o non respira. Una rassegnata accettazione al peggio ambientale contagia da mesi la politica e la pubblica opinione: se non fosse per un gruppo di mamme indignate, dell’aria avvelenata che da tredici giorni intossica i polmoni di bambini e anziani non si parlerebbe nemmeno. Dieci anni fa un’analoga esposizione ai pericoli delle polveri sottili avrebbe provocato il blocco del traffico, una settimana di targhe alterne, il divieto di uscire nelle ore di punta per le persone a rischio. Si esagerava prima o si sottovaluta oggi? Colpisce il silenzio generale che accompagna la ritirata ecologica che da Milano si espande al resto d’Italia: tace il sindaco, non parla il governatore, è disinteressato il ministro. Nonostante gli appelli al civismo dei piccoli gesti, delle questioni ambientali si parla quasi con fastidio. Alle prese con la crisi e la lotta quotidiana per la sopravvivenza, il problema dell’aria avvelenata sembra rimosso dall’agenda politica.

C’era una volta lo smog. Bisogna andare all’altro secolo per trovare un’azione coordinata tra governi e Comuni, alla metà degli anni Novanta, quando smog e pubblica salute diventarono materia per accordi e interventi coordinati tra Regioni. Incentivi, domeniche a piedi, blocchi infrasettimanali del traffico, divieti alla circolazione dopo sette giorni di allarme. L’inquinamento era in cima alle preoccupazioni dei cittadini quando l’ex ministro della Salute, Sirchia, si sbilanciava con una provocazione: «Per salvare i polmoni dei bambini di Milano d’inverno portateli in Riviera...». Non c’è nostalgia per quei blocchi che in passato hanno appiedato le domeniche degli italiani: come cerotti sul bagnato tamponavano appena la ferita. Avevano però un effetto sui cittadini e sulla politica: evitavano l’assuefazione ai veleni, ricordavano un problema irrisolto. Quello che si presenta ad ogni inverno nella pianura Padana, quando la pioggia non spezza l’assedio dei mefitici veleni. Anche se Napoli, Torino e Lodi stanno peggio, Milano ha la poco invidiabile fama di capitale dello smog. È per questo che dovrebbe dare un segnale.

Qui l’Ecopass voluto da Letizia Moratti ha fatto pensare a una coraggiosa svolta: il sindaco ha rischiato il consenso imponendo un pedaggio alle auto inquinanti. Ma quando il divieto doveva essere allargato, sul bilancino del consenso è finito l’assessore che l’aveva voluto: ed è stato dimissionato. Così oggi siamo al nulla: lo smog cresce, la pioggia non arriva, l’allarme resta, nessuno agisce. Ma non può vincere la neoindifferenza, credere che tanto non cambierà mai niente. Una task force di medici ed esperti dovrebbe decidere le politiche sulla qualità dell’aria da applicare a livello nazionale facendo uscire l’inquinamento dalle logiche di una infinita campagna elettorale. Si mettano i tecnici attorno a un tavolo e si concentrino risorse per la qualità dell’aria: una battaglia civile che vale per i figli, i nipoti, i pronipoti, il futuro.

di GIANGIACOMO SCHIAVI




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25 gennaio 2010

ALBERGHI SASSI E BORGHI

«Sono particolarmente orgogliosa di questo riconoscimento internazionale che premia il nostro albergo ad appena nove mesi dall’apertura. Sono convinta che l’apprezzamento che Sextantio Le Grotte della Civita stanno riscuotendo sui principali media mondiali possa contribuire allo sviluppo del turismo a Matera, uno tra i patrimoni storici e culturali più straordinari in Europa, purtroppo ancora in parte escluso dai grandi flussi di visitatori dall’estero».
Margaret Berg, ideatrice de Le Grotte della Civita e amministratrice della società DOM proprietaria dell’albergo, ha commentato entusiasta il riconoscimento ottenuto dalla struttura realizzata all’interno del Sasso Barisano, inserito nella guida 2009 dei 100 alberghi più belli del mondo dal magazine britannico Tatler, uno dei periodici internazionali più antichi e prestigiosi con oltre trecento anni di storia.
Sextantio Le Grotte della Civita, inaugurato lo scorso maggio nella zona a ridosso del costone del “Casale” sovrastante la via Madonna delle Virtù, è una struttura alberghiera di 18 stanze realizzate all’interno di antichi conci, oltre a uno spazio comune in un’antica Chiesa e a una serie di terrazze che si affacciano a strapiombo sul fiume Gravina, di fronte alla scenografia unica del Parco della Murgia e delle sue Chiese Rupestri.

Il progetto di recupero che ha dato vita a Le Grotte della Civita è stato caratterizzato da un restauro conservativo estremo, utilizzando unicamente materiale secolare di recupero, dai pavimenti agli arredi, fino alla biancheria proveniente da antichi crolli nuziali. A confermare la qualità del progetto, ha contribuito nel 2009 l’ingresso nella società di Sextantio, impresa fondata da Daniele Khilgren che negli ultimi dieci anni si è affermata in Italia e all’estero grazie all’impegno nella valorizzazione del patrimonio storico minore italiano, attraverso il recupero di borghi e villaggi dell’Appennino meridionale e la conversione degli stessi in strutture alberghiere.
Il riconoscimento del magazine Tatler si aggiunge ai giudizi lusinghieri di altri media internazionali, che hanno dedicato ampi servizi a Le Grotte della Civita (da Le Figaro a The Times, The Guardian, The Indipendent), chiaramente celebrando la bellezza e il fascino di Matera: fra questi il New York Times, che ha descritto l’albergo nei Sassi come una tra le più straordinarie destinazioni al mondo.
Anche nel futuro prossimo Matera e l’albergo saranno visitati da giornalisti stranieri: nella prima settimana di febbraio, infatti, un gruppo di giornalisti internazionali sarà ospite della struttura di via Civita. 




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24 gennaio 2010

PALAZZO, BANZI, GENZANO, LAVELLO

Un po' scherzando e un po' no, un po' di tempo fondai su facebook un gruppo che rivendica il ritorno in provincia di Matera dei comuni di Palazzo San Gervasio, Banzi e Genzano di Lucania oggi appartenenti a quella di Potenza.

Sulla Gazzetta di oggi leggo che un movimento civico di Lavello vorrebbe invece trasferire quel comune nella nuova provincia detta BAT.

"Dalla Capitanata alla provincia di Bat. Ma il risultato finale non cambia: Lavello vuole lasciare la Basilicata e diventare una città pugliese. Se nei mesi scorsi s’era fatta avanti l’ipotesi di puntare su Foggia, rispolverando un vecchio progetto del 1980, oggi i lavellesi guardano con particolare attenzione alla neonata sesta provincia della Puglia, al triangolo Barletta, Trani e Andria. 

Giovanni Merra, uno dei componenti del comitato cittadino che nei giorni scorsi ha richiesto formalmente al Consiglio comunale di attivare una consultazione popolare per il passaggio del Comune di Lavello alla Puglia. è convinto della buona riuscita della proposta: «La nostra iniziativa - dice - nasce dalla considerazione che tra la nostra città e la Puglia ci sono antichi legami culturali ed economici. La rete territoriale sanitaria, la viabilità, l'istruzione e non solo evidenziano da decenni una integrazione della comunità lavellese con la Puglia e in particolare con la neonata Provincia del bacino dell'Ofanto. Siamo intenzionati - prosegue Merra - ad aprire un dibattito sulla nostra proposta, per arrivare al più presto a un Referendum. Prima però aspetteremo che sia chiusa la parentesi delle elezioni regionali. Questo, perché la nostra proposta, che interessa la cittadinanza in maniera trasversale deve andare oltre la politica e non deve diventare oggetto di possibili strumentalizzazioni. I consiglieri comunali Pettorruso e Lamanna - dice ancora - ci hanno assicurato che dopo le elezioni, la nostra proposta sarà portata in Consiglio comunale. E il nostro compito sarà quello di sensibilizzare la cittadinanza con manifestazioni, convegni e incontri pubblici. Le ragioni - prosegue - sono tante, basti pensare che Lavello non fa parte nemmeno del Parco dell'Ofanto, a differenza di comuni come Minervino Murge e Spinazzola, nonostante il suo territorio sia il più attraversato da quel fiume». 

«I motivi della nostra presa di posizione - interviene Mauro Pellegrino, un altro componente del comitato - sono tanti. Se si pagano le tasse, in cambio vorremmo servizi per la nostra comunità in materia di sanità, agricoltura, istruzione, viabilità ambiente. Invece riceviamo solo ingratitudine dalla nostra regione. In Puglia sarebbe diverso». 

Ma che ne pensano i rappresentanti dell'amministrazione comunale? Il sindaco Antonio Annale non sembra molto convinto. «In realtà - commenta il primo cittadino - mi sento estraneo a questa proposta. Non ritengo ci sia realmente un dibattito a livello istituzionale sull'eventualità di far passare Lavello dalla Provincia di Potenza a quella di Barletta-Andria-Trani. Il dibattito sulla questione è aperto e legittimo. Ma non stiamo prendendo in considerazione l'ipotesi di un referendum». 

«Si tratta di un'idea - dice invece il vicesindaco, Domenico Gisondi - che già sostenni qualche anno fa. Se continuiamo a essere trattati come lucani di serie B allora è meglio cambiare ed entrare a far parte di una Provincia con la quale abbiamo molte affinità. Siamo un paese di confine, di periferia, ma non per questo dobbiamo essere snobbati come avviene ormai da tempo. La classe dirigente regionale - continua - è poco attenta alle nostre istanze, non ci considera alla stregua degli altri comuni. Ci sentiamo trascurati sotto diversi punti di vista: quello dei finanziamenti, delle decisioni, delle iniziative. Proprio per questo si potrebbe prendere in considerazione l'ipotesi di diventare un comune pugliese». "




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